Smart toys e GDPR: cosa cambia con i giocattoli a intelligenza artificiale
A differenza dei giocattoli elettronici tradizionali, questi prodotti non funzionano in modo autonomo. L’esperienza di gioco è strettamente legata a servizi digitali che prevedono la raccolta e il trattamento continuativo di dati personali, in molti casi riferibili a minori. Il gioco, quindi, non si esaurisce nell’oggetto fisico, ma prosegue all’interno di un ecosistema digitale.
Diversi studi internazionali, tra cui i report Trouble in Toyland e Privacy Not Included pubblicati da Mozilla, hanno evidenziato come molti smart toys presentino criticità rilevanti dal punto di vista della protezione dei dati. In particolare, emerge spesso un ricorso eccessivo a permessi richiesti dalle app di gestione, come l’accesso al microfono, alla geolocalizzazione o alla memoria del dispositivo, non sempre strettamente necessari. A questo si aggiungono misure di sicurezza talvolta insufficienti nella trasmissione dei dati e informative privacy poco chiare o difficili da individuare.
Uno studio condotto dall’Università di Basilea su alcuni smart toys presenti sul mercato europeo ha inoltre rilevato possibili non conformità al Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), soprattutto con riferimento ai principi di minimizzazione dei dati, limitazione della finalità e privacy by design. Si tratta di aspetti centrali quando i trattamenti riguardano soggetti particolarmente vulnerabili come i minori.
Alcuni prodotti di nuova generazione utilizzano l’intelligenza artificiale per personalizzare contenuti, ad esempio creando storie o risposte vocali su misura. Anche quando i produttori dichiarano che i dati non vengono ceduti a terzi, resta un elemento culturale da considerare: il bambino viene abituato fin da piccolo all’idea che, per accedere all’intrattenimento, sia normale condividere informazioni personali.
Lo stesso vale per giocattoli storici che oggi sono stati aggiornati con funzionalità online. La connettività permanente richiede un livello di attenzione maggiore da parte dei genitori, che non devono limitarsi a valutare l’età consigliata del gioco, ma anche le implicazioni legate alla protezione dei dati e all’uso delle applicazioni collegate.
Particolarmente delicato è il segmento dei giocattoli a basso costo venduti tramite piattaforme di e-commerce, spesso prodotti al di fuori dell’Unione Europea. In questi casi risulta più complesso individuare con chiarezza il titolare del trattamento, comprendere dove vengano conservati i dati e verificare se avvengano trasferimenti verso Paesi terzi in linea con le garanzie previste dal GDPR.
Gli smart toys rappresentano senza dubbio un’evoluzione importante del mercato dei giocattoli, ma pongono nuove sfide in termini di tutela dei dati personali dei minori. La cameretta, da spazio privato e protetto, rischia di trasformarsi in un ambiente di trattamento dati continuo.
Per questo motivo è fondamentale che produttori, distributori e genitori adottino un approccio consapevole, prestando attenzione alla conformità normativa e ai principi del GDPR, affinché l’innovazione tecnologica non avvenga a discapito dei diritti dei più piccoli.
Articolo ripreso da FederPrivacy