Dispositivi intelligenti in azienda: i rischi per la privacy e la sicurezza informatica

Quando si parla di cybersecurity, l’attenzione delle aziende si concentra soprattutto su computer, server, smartphone, posta elettronica e servizi cloud. Negli uffici, però, sono sempre più presenti anche altri dispositivi intelligenti, come assistenti vocali, telecamere, smart TV, robot aspirapolvere e sistemi di videoconferenza, spesso dotati anche di tecnologie di intelligenza artificiale.

Si tratta di strumenti certamente utili, ma che possono rappresentare un rischio per la sicurezza aziendale. Molti di questi dispositivi, infatti, sono dotati di microfoni, telecamere e altri sensori, sono collegati a Internet e possono comunicare con server esterni. Proprio per queste caratteristiche, se non adeguatamente protetti, possono diventare strumenti di accesso non autorizzato alla rete aziendale o persino di spionaggio industriale.

Il problema è che non tutte le aziende prestano la dovuta attenzione a questi apparecchi, spesso considerati semplici strumenti di supporto e non veri e propri componenti dell’infrastruttura informatica.

A richiamare l’attenzione su questi rischi è anche il National Cyber Security Centre britannico, che considera i dispositivi connessi utilizzati nelle imprese, definiti Enterprise Connected Devices, una possibile fonte di nuove vulnerabilità. Secondo il Centro, una volta compromessi, questi strumenti possono essere sfruttati per accedere ad altri sistemi aziendali, sottrarre informazioni, interrompere le attività o ottenere vantaggi economici illeciti.

I rischi, quindi, non riguardano soltanto le abitazioni private, ma anche gli ambienti di lavoro. Pensiamo, ad esempio, a una telecamera installata in un ufficio direzionale o a un dispositivo dotato di microfono presente in una sala riunioni. Se compromessi, questi strumenti potrebbero consentire a soggetti esterni di osservare ciò che accade o ascoltare conversazioni riservate. Allo stesso modo, un dispositivo collegato alla rete Wi-Fi potrebbe diventare un possibile punto di ingresso per un attacco informatico.

È proprio questa la particolarità dei dispositivi IoT (Internet of Things): collegano il mondo digitale agli ambienti fisici nei quali vengono utilizzati. Una ricerca pubblicata nel maggio 2026 su Nature Reviews Electrical Engineering evidenzia come le vulnerabilità di questi strumenti possano avere conseguenze anche più ampie rispetto a quelle dei sistemi informatici tradizionali, proprio perché interagiscono direttamente con l’ambiente circostante.

Un esempio concreto dell’importanza di questi controlli è emerso anche da un’inchiesta della trasmissione Report, che ha segnalato comunicazioni verso indirizzi IP esterni da parte di oltre mille telecamere del produttore cinese Hikvision, installate in luoghi sensibili, tra cui sedi Rai, tribunali e l’aeroporto di Fiumicino.

Naturalmente, il fatto che una telecamera comunichi con un server esterno non significa automaticamente che sia in corso un’attività di spionaggio. Tuttavia, l’episodio dimostra quanto sia importante conoscere il funzionamento dei dispositivi utilizzati e verificare quali informazioni possano trasmettere e verso quali destinazioni.

La diffusione di questi strumenti ha quindi ampliato i rischi per la privacy e la sicurezza informatica delle imprese. Anche un apparecchio apparentemente innocuo può raccogliere informazioni sull’ambiente di lavoro o rappresentare un possibile punto di accesso alla rete aziendale.

Per questo, le aziende non dovrebbero limitarsi a proteggere computer e server, ma dovrebbero conoscere e controllare tutti i dispositivi intelligenti presenti nei propri ambienti.

La questione non è soltanto rispettare formalmente gli obblighi previsti dal GDPR, ma garantire una protezione effettiva delle informazioni aziendali.

In definitiva, la domanda che ogni manager dovrebbe porsi non è soltanto quanti dispositivi intelligenti siano presenti in azienda, ma soprattutto quanti di questi siano realmente conosciuti, controllati e adeguatamente protetti.

Fonte: Federprivacy