Le auto moderne raccolgono dati e li trasmettono a terze parti.
Le auto moderne sono ormai veri e propri smartphone su quattro ruote. Oltre a trasportarci, raccolgono continuamente informazioni sul veicolo, sulla posizione e, in alcuni casi, persino sulle nostre abitudini di guida. Ma dove finiscono tutti questi dati e chi può utilizzarli?
A sollevare nuovi interrogativi sulla privacy degli automobilisti è uno studio condotto dalla Northeastern University in collaborazione con Consumer Reports, che ha analizzato il traffico di informazioni generato dalle auto connesse, individuando numerose comunicazioni con società esterne, comprese alcune delle principali aziende tecnologiche e pubblicitarie.
I ricercatori hanno esaminato 21 veicoli di 19 marchi diversi, commercializzati negli Stati Uniti, e 30 applicazioni collegate alle automobili. I risultati sono significativi: tutte le auto analizzate comunicavano con almeno un dominio Internet appartenente a soggetti terzi, mentre oltre la metà contattava servizi riconducibili al settore pubblicitario, del tracciamento o dell’analisi dei dati.
Per capire quali informazioni venissero trasmesse, i ricercatori hanno utilizzato un Raspberry Pi, un piccolo computer installato all’interno dei veicoli e collegato alla loro rete Wi-Fi. Per esaminare anche le comunicazioni normalmente effettuate attraverso la rete cellulare, hanno realizzato una struttura schermata, chiamata gabbia di Faraday, capace di bloccare i segnali radio e obbligare le auto a utilizzare la connessione Wi-Fi monitorata durante i test.
Secondo Consumer Reports, tra le società destinatarie delle comunicazioni figurano Amazon, Google, Meta, Microsoft, Pinterest, Snap e Yahoo, oltre ad aziende come Adobe, LexisNexis e Amplitude, attive in diversi settori legati alla raccolta, all’analisi e all’utilizzo commerciale dei dati.
La ricerca ha inoltre evidenziato che le auto dotate dei sistemi di infotainment più avanzati, in particolare quelle che utilizzano Android Automotive OS con i servizi Google, contattavano un numero maggiore di domini esterni. Come spiegato dal ricercatore Choffnes, anche la scelta del sistema operativo da parte del costruttore può quindi influire sulla quantità di informazioni comunicate a soggetti terzi.
Ma il problema non riguarda soltanto le auto. Anche le applicazioni utilizzate dagli automobilisti possono trasmettere informazioni particolarmente delicate.
Sette delle app esaminate, tra cui HondaLink, Lincoln, MyNissan, myCadillac, myChevrolet, myBuick e myGMC, trasmettevano a reti pubblicitarie dati come il numero di telaio del veicolo (VIN), il numero di telefono e la posizione geografica precisa.
Inoltre, oltre il 70% delle applicazioni analizzate contattava almeno cinque diversi domini dedicati al tracciamento e all’analisi dei dati.
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il numero di telaio. Quando il VIN viene associato ad altre informazioni personali, può consentire di collegare un determinato veicolo al suo utilizzatore, facilitando la creazione di profili dettagliati sulle abitudini e sugli spostamenti degli automobilisti.
Di fronte ai risultati dello studio, le case automobilistiche hanno reagito in modo diverso. Alcune hanno difeso le proprie pratiche dichiarandole conformi alla normativa, mentre altre hanno riconosciuto la necessità di intervenire.
È il caso di Honda, che, dopo le segnalazioni dei ricercatori, ha chiesto al fornitore Amplitude di cancellare i dati di posizione raccolti e ha aggiornato l’app HondaLink per interrompere la trasmissione delle informazioni sulla geolocalizzazione.
Il tema della privacy nelle automobili connesse non è nuovo. Già nel gennaio 2025, la Federal Trade Commission statunitense era intervenuta nei confronti di General Motors per la raccolta e la comunicazione di dati relativi alla posizione e al comportamento di guida degli automobilisti senza un adeguato consenso informato.
La nuova ricerca dimostra quanto il fenomeno sia diffuso e quanto sia importante prestare attenzione non soltanto alle caratteristiche tecnologiche delle automobili, ma anche alle modalità con cui vengono raccolte e utilizzate le informazioni personali.
Del resto, quanti automobilisti leggono davvero le informative sulla privacy prima di attivare i servizi connessi o installare l’app del proprio veicolo?
Il punto è proprio questo: acquistando un’automobile sempre più tecnologica, spesso non siamo pienamente consapevoli della quantità di dati che può raccogliere e dei soggetti ai quali possono essere comunicati.
Le auto connesse offrono indubbi vantaggi in termini di comfort, assistenza e funzionalità. Tuttavia, l’innovazione tecnologica dovrebbe accompagnarsi a una maggiore trasparenza sull’utilizzo dei dati personali.
Perché oggi, quando saliamo in automobile, non siamo soltanto automobilisti: possiamo diventare anche una fonte continua di informazioni.